Ansonaco Carfagna

Vigneto

Superficie: circa quattro ettari completamente terrazzati
Esposizione: sud-ovest
Clima: siccità, vento, sole e salsedine
Terreno: sabbioso e acido, ricco di microelementi
Fittezza di impianto: circa 8500 ceppi/ha, radici profonde sotto le rocce e nelle fenditure
Resa: circa 40 q.li/ha
Gestione del suolo: no diserbanti, concimi chimici, insetticidi, veleni o altro; solo letame di vacca (quando si può),vinacce proprie e concimazione verde, zappatura manuale sui filari, inerbimento delle terrazze (principalmente trifoglio, fiori ed erbe selvatiche e in parte colture orticole) e sfalci periodici
Trattamenti: soltanto zolfo scorrevole (in polvere) per due/tre volte fra aprile e giugno
Lavorazioni: zappatura manuale ovunque e taglio dell’erba
Forma di allevamento: Alberello basso e Guyot
Vendemmia: fra fine agosto e metà settembre, secondo annate
Uvaggio: uva ansonaca in purezza. (altri nomi: ansonica, inzolia, insolia )

Vino

Raccolta: completamente manuale, in cassette, del quantitativo che ci è possibile vinificare per quel giorno. Trasporto a spalla su fino allo stradello dove arriva un piccolo mezzo meccanico (apetto),viaggio fino in paese e scarico in cantina.
Vinificazione: in bianco. Immediata pressatura (uva intera) e separazione del mosto fiore che viene sistemato in acciaio con una piccola aggiunta di SO2. Niente macerazione.
Defecazione del mosto dopo 12-18 ore.
Fermentazione: libera in acciaio a temperatura di cantina senza aggiunta di sostanze estranee al mosto. In genere fa subito anche la malolattica.
Primo travaso alla fine della fermentazione alcolica (10/15 giorni), sistemazione in botte (acciaio, 5/10 hl) e successivi travasi(4-5) nel corso dei mesi fino all’imbottigliamento.
No chiarificazione, filtrazione, stabilizzazione o altro, solo travasi e compartecipazione.
La solforosa totale nel vino in bottiglia risulta sempre intorno ai 40 ml. per litro
Gradazione: sempre intorno ai 14 gradi, si ottiene regolando il tempo della vendemmia.

Vino vivo, matura costantemente; va trattato (e si comporta) un po’come un vino rosso: fa sempre la fermentazione malolattica, non va bevuto freddo (consigliabile a temperatura di cantina), conviene stapparlo in anticipo, si schiude via via e si evolve a bottiglia aperta o in bicchiere, regge benissimo e migliora con l’invecchiamento, si abbina assai bene anche a piatti di terra etc.
Vino dunque che si regge sulle sue forze, vivo, naturale, libero. Come scritto in etichetta: “vino che si beve”.