Insegnare può far male alla salute: rimedi utili contro la Sindrome di Burnout

Insegnare può far male alla salute” è il tema del Convegno tenutosi a Cosenza il 15 giugno 2015. Il professor Ferruccio De Rose, psicologo del Dipartimento di Salute Mentale di Cosenza, riferisce che negli ultimi anni, la percentuale delle patologie psichiatriche che colpisce gli insegnanti è davvero allarmante, superando addirittura quella di altre categorie lavorative. Gli insegnanti manifestano livelli elevati di esaurimento emotivo, stress e depersonalizzazione.  Tra le principali cause troviamo:

  • L’indisciplina degli studenti;
  • Lo scarso riconoscimento sociale verso la professione;
  • I conflitti con i colleghi e i superiori;
  • Scarse opportunità di carriera….

Ebbene, quando i soggetti coinvolti nelle cosiddette relazioni d’aiuto, tra cui gli insegnanti, si sentono sfiniti, bruciati, scoppiati, passano da uno stress cronico ad una situazione molto più complessa chiamata Sindrome di Burnout, termine nato negli anni Trenta, nell’ambito sportivo, che significa letteralmente “scoppiato”. Tale sindrome si manifesta con uno stato di forte malessere, fatica, inefficacia lavorativa e sofferenza.

Come sfuggire quindi al Burnout? Per il momento, risponde il professore, non esiste alcuna strategia di intervento concreta, ma un “aiuto” lo si potrebbe trovare nell’Apologo dei porcospini, di A. Schopenhauer, formulato nel 1863.

Alcuni porcospini, in una fredda giornata dinverno, si strinsero vicini, vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono le spine reciproche; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo luno dallaltro. Quando poi il bisogno di riscaldarsi li portò nuovamente a stare insieme, si ripeté quellaltro malanno; di modo che venivano sballottati avanti e indietro fra due mali, finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione.

L’apologo, che fra l’altro si adatta bene per ogni tipo di dilemma, è un invito al recupero dell’etica lavorativa e relazionale nel luogo di lavoro. Comunque alla luce di tutto ciò, sono sempre più convinta che l’insegnamento non sia un lavoro come un altro: è pura vocazione. Chi non è portato concretamente ad essere coinvolto con l’altro, ad amare questo tipo di lavoro sarà più facilmente destinato ad essere aggrovigliato in una dimensione che non gli appartiene e che giornalmente diventa più stretta, ed è proprio in tale condizione che inevitabile si rischia di essere “attaccati” dal Burnout.

Mi piace lasciarvi con una citazione di Lev Tolstoj (da me già utilizzata anche nell’articolo “Lavoro e Famiglia: è possibile conciliarli?”) a cui ricorro nei momenti di stanchezza psicofisica, proprio per ritrovare la spinta che ha sempre animato quella che considero la mia missione: “Possiamo vivere nel mondo una vita meravigliosa se sappiamo lavorare e amare, lavorare per coloro che amiamo e amare ciò per cui lavoriamo”.

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